A caccia di…Innovazione!

I percorsi per l’ideazione degli spazi di innovazione sociale continuano, siamo entrati nella quarta settimana di co-progettazione e le idee cominciano a prendere forma. 

Ci siamo detti che vogliamo creare proposte e soluzioni socialmente innovative, per metterle a punto stiamo partendo dai bisogni dei nostri territori, capendo dove possiamo intervenire per inserire innovazioni significative. Soprattutto ci stiamo chiediamo:  quando si tratta di innovazione sociale? 

 

Qualche studioso ha provato a dare delle risposte, e noi siamo partiti da lì…

Da un paio d’anni l’associazione Italia Camp e l’Università Luiss conducono un’indagine sulle esperienze di innovazione sociale in Italia, mappando centinaia di iniziative. Dallo studio sono emersi alcuni elementi ricorrenti nelle esperienze di innovazione sociale. L’indagine è consultabile e scaricabile gratuitamente a questo indirizzo.  Noi ce la siamo letta e abbiamo capito che…

Un servizio, progetto, iniziativa è  socialmente innovativo se:

 

 1.  Migliora la risposta alle esigenze collettive 
Questo è l’elemento alla base di qualsiasi innovazione sociale, la capacità di coinvolgere una collettività di soggetti in attività e proposte che siano di beneficio per tutti e non solo per alcuni. 
Sono quelle situazioni in cui raccogliamo un problema o un desiderio di un gruppo di persone e proponioamo una soluzione nuova per soddisfare la loro esigenza. Se lo facciamo coinvolgendo differenti soggetti (istituzioni, persone, famiglie, associazioni, imprese ecc.) e producendo un miglioramento per tutti…allora siamo sulla strada giusta! 

Un esempio è il progetto “Fa bene.”, attivato a Torino, che permette alle famiglie in difficoltà economica di accedere ad alimenti freschi e genuini, servendosi della collaborazione di più tipologie di attori. Scoprite di più a questo link. 


 2.  Ottimizzare risorse e beni disponibili 
Siamo nell’ambito della riduzione degli sprechi e della valorizzazione delle risorse disponibili.
Rientrano in questa categoria anche i servizi – basati su logiche sharing  – che permettono alle persone di condividere i beni sottoutilizzati di cui sono in possesso, mettendoli a disposizione di altri utenti in cambio di un ritorno economico o dell’accesso ad una loro risorsa. 

Si chiama Sharing Economy – o economia collaborativa -, c’è chi ne ha fatto un business (per esempio Airb&b, blablacar ecc.) e c’è chi ne ha fatto un servizio a costo zero. Lo stanno facendo a Bologna e prima ancora a Berlino. Invece di comprare tutti un trapano che usiamo 4-5 volta all’anno, ne prendiamo uno per tutti e lo usiamo a turno. Non male, vero?


3. Innovare ruoli e relazioni 
Sono quelle situazioni in cui persone e organizzazioni, che generalmente lavorano separatamente, si accordano su un’obiettivo comune e lo perseguono coordinandosi e collaborando sulle medesime azioni.

Un esempio molto pratico, che ha a che fare con la vita di tutti i giorni, sono i  programmi di co-hounsing 
che mettono persone anziane e studenti fuori sede all’interno dello stesso contesto abitativo. L’idea permette di ridurre le spese, ricevere reciproco supporto e ampliare le proprie esperienze relazionali e, di conseguenza, il ruolo sociale ricoperto. Qui un articolo per approfondire l’iniziativa. 


 4. La tecnologia 
L’innovazione sociale spesso si accompagna con l’adozione di strumenti tecnologici. Quando l’introduzione di un dispositivo tecnologico permette l’ottimizzazione delle risorse, il rinnovamento delle relazioni e attiva nuovi modi di interagire fra le persone, siamo di fronte ad un’innovazione sociale che sfrutta la tecnologia come fattore abilitante
In questo caso bisogna ricordarsi sempre di un aspetto fondamentale: la tecnologia fine a sé stessa non porta molto lontano, ci vuole una “motivazione umana di fondo”, come dimostrano i casi di successo in questo ambito. 

L’esempio più significativo sono le Social Street, un movimento nato sfruttando i gruppi Facebook. Le persone residenti in via Fondazza a Bologna hanno riattivato le buone abitudini di vicinato, scoprendo che prestarsi il sale o incontrarsi per far giocare insieme i propri figli, erano solo i primi passi di un fenomeno che ha migliorato consistentemente la vita del quartiere, la coesione sociale e la promozione di relazione e cultura. 

Se non lo avete ancora fatto, vi consigliamo la visione di questo breve video. Se avete a disposizione più di due minuti, c’è anche questo contributo molto più approfondito. Buona visione!                    

 


 5. La forza economica 
Le iniziative di innovazione sociale passano anche per la capacità interna di auto-sostenersi. Il concetto di sostenibilità va inteso in senso allargato. Da una parte bisogna ricordarsi che si può contemplare una molteplicità di attori (istituzioni, cittadini, associazioni, imprese ecc.) e di conseguenza esterdere la possibilità di raccogliere e utilizzare differenti risorse: non solo economiche, ma anche umane in termini di lavoro volontario, donazioni, spesa pubblica. 
Per altra parte, non sono rare le occasioni in cui gli stessi servizi e iniziative sono in grado di generare prodotti e servizi che possono produrre valore economico, col quale sostenere le attività e il lavoro di chi promuove l’iniziativa. 

Un esempio è lAssociazione Reuse With Love che ha ideato e avviato un mercatino dell’usato per recuperare capi di abbigliamento e rimetterli sul mercato del vintage. Il ricavato economico viene investito in attività educative e a scopo sociale in città. Ciò che non viene venduto al mercatino è donato a famiglie e persone in difficoltà economica. Esempio semplice, ma concreto ed efficace.

6. Impatto diffuso e strutturale 
L’ultimo elemento ha una duplice  dimensione: l’inclusività, ovvero la capacità di coinvolgere e avere ricadute positive sul maggior numero di persone possibile; la trasformazione sistemica, vale a dire un cambiamento nel modo di concepire la risposta ad un bisogno, cambiando le regole e rivoluzionando ciò che prima era dato per scontato. 
Un cambiamento è sistemico quando: ha una durata non definita (a tempo indeterminato), una diffusione “automatica”, ovvero sempre più persone ne possono trarre beneficio, un’intensità crescente (più persone o organizzazioni ne entrano a far parte e maggiore è il risultato positivo). 

Può sembrare banale, ma l’esempio che vi facciamo è quello dell’orto condiviso. Invece che prendere un appezzamento, lottizzarlo e distribuirlo fra i cittadini che ne fanno richiesta, a Genova è stato creato l’orto urbano più grande d’Europa. Un unico appezzamento, dove chiunque può dare il suo contributo e raccoglierei frutti del proprio lavoro. Durata: indeterminata, perché non connessa all’impegno di una sola persona. Diffusione: più persone entrano a far parte del progetto con soddisfazione e sempre più persone vorranno farne parte anche loro. Intensità: più persone significa più lavoro e relazioni, quindi un maggior risultato per tutti in termini quantitativi e qualitativi. 


 Torniamo a noi e alla nostra CACCIA ALL’INNOVAZIONE! 

Sappiamo che l’innovazione sociale può nascere in qualsiasi luogo e realtà. 
Sono migliaia le esperienze che ogni giorno si moltiplicano in Italia, in Europa e nel mondo.
Sicuramente ne avrete incontrata qualcuna anche voi. 

Aiutateci a reccoglierle e ad usarle per i nostri nuovi spazi di innovazione sociale!
Dare una mano è molto semplice, basta compilare questa scheda! 

 

 


 

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